Ciclismo, Italia in crisi nera. Il vuoto dopo Nibali per le corse a tappe. Cassani: “Siamo rimasti a 30 anni fa”



L’Italia in questo momento non ha uomini per i Grandi Giri ad accezione di Vincenzo Nibali e Fabio Aru. Il futuro non sembra dei migliori e il Giro d’Italia U23 che si è concluso ieri ha confermato le nostre difficoltà: solo tre vittorie di tappa (Affini, Lonardi, Dainese), Covi il migliore in classifica generale (ottavo). Davvero troppo poco e, come ha evidenziato Davide Cassani sulle colonne della Gazzetta dello Sport, dobbiamo crescere.

Il CT della Nazionale Italiana ha evidenziato un problema cronico: dobbiamo smetterla di pensare in piccolo. E infatti il romagnolo precisa: “Siamo rimasti al ciclismo dilettantistico di 30 anni fa senza avere la qualità delle corse di 30 anni fa. Abbiamo delle bellissime squadre dilettantistiche ma che non vanno mai a correre all’estero. Vuol dire che i nostri ragazzi affrontano un calendario non all’altezza dei loro pari età e così facendo abbiamo abbassato il nostro livello qualitativo“.

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Il percorso di questo Giro d’Italia era molto duro, Cassani ha sentito diverse lamentele e ha giustamente contrattaccato: “E’ come il ‘poverino’ che tanti genitori utilizzano nei confronti dei propri figli quando non riescono in qualcosa. Andiamo avanti così, addolciamo le cose, restiamo chiusi a casa nostra, andiamo a cercare la corsetta non difficile per ottenere una vittoria che ha poco valore e non aiuta a formare i nostri giovani. Ci vuole un cambiamento radicale e deve partire dai tecnici. Dobbiamo alzare il livello. Dobbiamo portare i ragazzi alle corse a tappe perché questa categoria è quella che prepara al professionismo. Sono andato a vedere cosa facevano a 20-21 anni i vari Dumoulin, Pinot, Bardet, gli Yates, Quintana, Landa e tutti quelli che oggi si giocano le grandi cose. Si sono preparati al professionismo partecipando ad almeno 5 gare a tappe a stagione“.

 





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